Foreign Language Fiction

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By Valerio M. Manfredi

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Schachnovelle GERMAN

Stefan Zweig: SchachnovelleAuf einem Passagierdampfer, auf der Passage von ny nach Buenos Aires, kommt es zu einer außergewöhnlichen Konfrontation: Der amtierende Schachweltmeister Mirko Czentovic, ein derber, unsensibler Mensch, dessen Inselbegabung für Schach alleine und verloren in charakterlicher Ödnis liegt, tritt auf Veranlassung weiterer Passagiere gegen den geheimnisvollen, sensiblen Österreicher Dr.

Der Weihnachtsverdacht. Roman

Lucien ist in der Dunkelheit der Londoner Unterwelt verschwunden und seit Monaten nicht mehr gesehen worden. guy munkelt, dass er seiner verruchten Geliebten, der schönen Sadie, ins Verderben gefolgt sei. Auf Bitten seines Vaters macht sich der Arzt Henry Rathbone auf, den verlorenen Sohn zurückzuholen.

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Ci siamo preparati a combattere perché voi ci avevate promesso di aiutarci, mentre adesso ci costringete ad arrenderci, ben sapendo che da soli non potremmo mai resistere. Questo piano è una follia e tu lo sai bene. Hai venticinque navi là fuori e non sono certo navi da carico. Sono navi da guerra. Come pensi di trasportare tanta gente? Lo sai bene che molti resteranno qui indifesi, esposti a una morte orribile. Noi ti chiediamo invece di ripensarci e di rimanere con i tuoi soldati a batterti al nostro fianco.

Chiese stupito Filisto. «A Messina mi attende l’uomo che ho sempre sognato. » disse una voce alle sue spalle. » esclamò la ragazza alzandosi e andandogli incontro. » disse Tellìas sorridendo. » «Credo che partiremo domani» disse Filisto. «Andremo per mare, con la stessa barca che mi ha portato fin qua. » chiese Tellìas. » Arete chinò il capo. Si vergognava della gioia che aveva provato al pensiero di raggiungere Dionisio pensando alla moltitudine di infelici che la guerra aveva creato, ai lutti infiniti che tanta gente a lei vicina per sangue, lingua, costumi e tradizioni aveva dovuto sopportare.

I fanti imbarcati cercarono di distogliere lo sguardo da terra ma il vento portò ugualmente alle loro orecchie le grida, pur attutite dalla distanza, della città straziata. I prigionieri, in numero di tremila, furono torturati uno per uno con i più atroci supplizi senza riguardo per l’età o per il sesso e poi scannati sulla pietra su cui dicevano fosse morto l’antenato del duce cartaginese, Amilcare. Le mura furono demolite, la città distrutta, e il tempio della Vittoria, costruito per ricordare la grande battaglia vinta settantadue anni prima contro i Cartaginesi, fu completamente raso al suolo.

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